Degenerazione cerebrale, scoperta una nuova via per prevenirla?

Degenerazione ed invecchiamento cerebrale sarebbero legati ad una disfunzione nella produzione delle proteine cerebrali. In particolare l’accumulo di aggregati proteici sarebbe alla base di diverse malattie neurodegenerative.

Si tratterebbe di una cascata di eventi che è stata osservata in laboratorio studiando il killi turchese, piccolo pesce d’acqua dolce appartenente alla famiglia Nothobranchiidae, e pubblicata il 30 luglio scorso su Science, da Judith Frydman e colleghi della Stanford University.

I nostri risultati mostrano che i cambiamenti di velocità con cui i ribosomi si muovono lungo l’RNA messaggero hanno un profondo impatto sulla regolazione della sintesi proteica. cosa che avviene in particolare nell’invecchiamento cerebrale” ha detto Jae Ho Lee, co-autore della pubblicazione.

Un altro dei fenomeni spiegati dalla ricerca è il “disaccoppiamento nella trascrizione delle proteine” tipico dell’invecchiamento che sarebbe proprio dovuto alla mancata produzione di alcune proteine coinvolte nel mantenimento della integrità del genoma.

Ricordiamo che la sintesi proteica è il dogma centrale della biologia.

E’ un processo a due fasi: trascrizione e traduzione. Entrambe necessarie per produrre una nuova proteina.

La “trascrizione” è il processo di lettura delle sequenze del DNA in sequenze di RNA (mRNA, tRNA e rRNA) ed ha caratteristiche simili in procarioti ed eucarioti; successivamente, nella traduzione, l’informazione genetica contenuta nel mRNA viene convertita in proteine. Nella trascrizione il DNA si srotola per un tratto vicino al gene che deve essere trascritto e una RNA polimerasi catalizza la sintesi di una molecola di RNA in direzione S’-3′, copiando l’elica stampo 3′-5′ del DNA. Generalmente soltanto una delle catene del DNA a doppia elica viene trascritta in una molecola di RNA. La trascrizione produce quattro diverse classi principali di molecole di RNA o trascritti:

  • l’RNA messaggero (mRNA),
  • l’RNA transfer (tRNA),
  • l’RNA ribosomale (rRNA),
  • il piccolo RNA nucleare (small nuclear RNA o snRNA).

La “traduzione” è il processo attraverso il quale l’informazione genetica contenuta nel mRNA (RNA messaggero, prodotto durante la fase di trascrizione) viene convertita in proteine. Il filamento di mRNA nel ribosoma viene usato come “stampo” per la produzione di una specifica proteina.

Dopo che la proteina è stata prodotta, prende una strada diversa in base alla propria funzione. Alcune proteine possono essere secrete (cioè espulse dalla cellula) mentre altre proteine rimangono all’interno della cellula.

I ribosomi sono quindi organelli cellulari cruciali per la sintesi proteica.

ribosomaEssi operano come siti di assemblaggio per gli aminoacidi in polipeptidi, seguendo le istruzioni fornite dall’mRNA (RNA messaggero) infatti la loro funzione principale è tradurre le sequenze di nucleotidi dell’mRNA in sequenze di amminoacidi, un processo fondamentale per il mantenimento e il funzionamento delle cellule. In particolare sono l’anello di congiunzione tra le informazioni contenute nel nostro patrimonio genetico e la messa in atto delle informazioni stesse.

Funzioni dei Ribosomi

  1. 1. Struttura e Composizione: La scoperta dei ribosomi è attribuita a George Emil Palade nel 1955, essi sono composti da due subunità (una grande e una piccola), costituite da rRNA (RNA ribosomiale) e proteine ribosomiali. Questa struttura consente loro di svolgere funzioni catalitiche e di interazione con altri componenti cellulari. Ad esempio, la subunità grande è coinvolta nella formazione dei legami peptidici, mentre quella piccola è fondamentale per il riconoscimento del codone sull’mRNA.

2.SIntesi Proteica: I ribosomi sono responsabili della traduzione dell’mRNA in proteine. Questo processo avviene in tre fasi: iniziazione, allungamento e terminazione. Durante l’iniziazione, il ribosoma si lega all’mRNA e al primo tRNA carico di un amminoacido. Durante l’allungamento, il ribosoma scorre lungo l’mRNA, catalizzando l’aggiunta successiva di amminoacidi tramite legami peptidici. Infine, nella fase di terminazione, il ribosoma riconosce un codone di stop, rilasciando la catena polipeptidica completata.

  1. Regolazione della Sintesi Proteica: I ribosomi non sono solo macchine di sintesi proteica, ma anche regolatori della traduzione. Alcuni studi, come quello che ha esaminato il ruolo di CacyBP/SIP, indicano che le interazioni tra diverse proteine ribosomiali possono influenzare l’efficienza della sintesi proteica. La ricerca ha dimostrato che CacyBP/SIP interagisce con RPL6, una proteina ribosomiale, suggerendo che tale interazione potrebbe modulare la funzione ribosomiale e, di conseguenza, la sintesi proteica.

    4. Implicazioni Cliniche: La disfunzione dei ribosomi è associata a varie malattie, incluse le neoplasie e le malattie metaboliche. Alterazioni nella biogenesi ribosomiale possono portare a sindromi dei ribosomi, che sono condizioni cliniche caratterizzate da anomalie nella formazione dei ribosomi e da manifestazioni cliniche variabili. Secondo una ricerca pubblicata su “Molecular Biosystems” la causa più comune di cecità nel mondo, il glaucoma primario ad angolo aperto, si sviluppa a causa di fattori ambientali e genetici ribosomiali, così pure accade in alcune anemie e tumori.

    Conclusione ed aspettative future
    In sintesi, i ribosomi svolgono un ruolo essenziale nella sintesi proteica, regolando non solo la traduzione delle informazioni genetiche, ma anche contribuendo alla regolazione della sintesi proteica stessa attraverso interazioni con altre proteine. Considerato inoltre che possono essere ingegnerizzati per produrre proteine artificiali la comprensione della loro funzione e delle loro dinamiche è cruciale per affrontare le patologie associate alle disfunzioni ribosomiali quali quelle che riguardano il sistema nervoso e per sviluppare strategie terapeutiche innovative che possano correggere tali disfunzioni.

Aging and neurodegeneration are both known to disrupt the production of functional proteicervellons in cells – a process called “proteostasis,” or protein homeostasis. Brain cells in particular fall prey to proteostasis disruptions, which are linked to the accumulation of protein aggregates in neurodegenerative diseases. In a new study published July 30 in Science, Stanford researchers have discovered the cascade of events that leads to declining proteostasis in aging brains.

The findings, based on study of the turquoise killifish, lay the foundation for developing therapies that can combat and prevent neurodegenerative diseases in people – and the gradual decline in mental abilities we will all face one day. 

“We know that many processes become more dysfunctional with aging, but we really don’t understand the fundamental molecular principles of why we age,” said study author Judith Frydman, the Donald Kennedy Chair in the School of Humanities and Sciences at Stanford. “Our new study begins to provide a mechanistic explanation for a phenomenon widely seen during aging, which is increased aggregation and dysfunction in the processes that make proteins.” 

Locating the problem 

The turquoise killifish, Nothobranchius furzeri, is apesce vibrantly colorful fish that adapted to thrive in the ephemeral freshwater pools of the African savanna. Killifish, the shortest-lived vertebrates bred in captivity, develop many issues as they grow old and provide a great model of accelerated aging. Studying why and how the brain ages would be harder in longer-lived animals, such as mice.

To make their new discovery, the researchers conducted a comprehensive investigation of proteostasis in the brains of aging killifish. The scientists compared young, adult, and old killifish. They looked at various players in protein production, such as amino acid concentrations, levels of transfer RNA, messenger RNA (mRNA), proteins, and more. 

In cells, proteostasis balances protein synthesis and degradation and also prevents protein aggregation – harmful clumps of proteins that can result from errors in protein folding. Proteostasis dysfunction and aggregation are part of a series of molecular and cellular changes classified as aging hallmarks. Proteostasis has received attention as a likely link between brain aging and neurodegenerative diseases tied to protein aggregation, like Alzheimer’s.

Frydman’s lab explores how cells achieve proteostasis and has previously focused on how aging affects proteostasis in the simple models of aging provided by yeast and roundworms. The new study confirms that aging processes observed in those simple organisms reflect those in more complex vertebrates like killifish – and humans.

“With aging, problems mysteriously emerge at many levels – at the mechanistic, cellular, and organ level – but one commonality is that all those processes are mediated by proteins,” Frydman said. “This study confirms that during aging, the central machinery that makes proteins starts to have quality problems.”

Ultimately, the team located the disruption at a specific stage of protein synthesis called translation elongation. In this step, the ribosome enacts its role as the cellular machinery responsible for converting mRNA into proteins by moving along the mRNA and adding amino acids one by one. In the aging fish brains, the researchers documented ribosomes colliding and stalling, which both resulted in reduced levels of proteins and protein aggregation.

Our results show that changes in the speed of ribosome movement along the mRNA can have a profound impact on protein homeostasis – and highlight the essential nature of ‘regulated’ translation elongation speed of different mRNAs in the context of aging,” said Jae Ho Lee, co-lead author of the paper who worked on this as a postdoctoral scholar in the Frydman lab. He is now an assistant professor at Stony Brook University.

The finding helped to illuminate another aging mystery. One of the hallmarks of aging in all organisms, including humans, is called “protein-transcript decoupling.” In this phenomenon, changes in levels of some mRNA no longer correlate to changes in protein levels in aged individuals. The new study shows that changes in protein synthesis during aging, including ribosomes, can explain the “protein-transcript decoupling.” Since many of the affected proteins are involved in genome maintenance and integrity, these new observations rationalize why these processes decline during aging.

Showing that the process of protein production loses fidelity with aging provides a kind of underlying rationale for why all these other processes start to malfunction with age,” said Frydman. “And, of course, the key to solving a problem is to understand why it’s gone wrong. Otherwise, you’re just fumbling in the dark.

Future aging research 

As a next step, the researchers will explore directly how ribosome dysfunction – which they identified as a key culprit of declining proteostasis – may contribute to age-related neurodegenerative disorders in people. They also want to know whether targeting translation efficiency or ribosome quality control in treatments can restore proteostasis in brain cells and even delay aging-related cognitive decline.  “This work provides new insights on protein biogenesis, function, and homeostasis in general, as well as a new potential target for intervention for aging-associated diseases,” said Lee.

Additionally, the research team is probing what leads to cognitive decline as we age and how modulating such processes may shape longevity in a range of different species.

by Guido Francesco Guida

LUCE E BUIO, UN’ALTERNANZA CHE GIOVA ALLA NOSTRA SALUTE

lucenotteCi ritroviamo spesso la sera a visionare sul telefonino chat o social con notizie, purtroppo non sempre belle, che spesso ci turbano psicologicamente o che ci portano a reagire scrivendo/comunicando pensieri, osservazioni, opinioni. Ma spesso poi non riusciamo a prendere sonno e restiamo, ad occhi aperti, a riflettere, pensare. Entriamo in un circolo vizioso non favorevole al sonno. E’ una esperienza che penso abbiamo vissuto in tanti. Ma è soltanto un problema psicologico? Oppure subentrano fattori che, se ripetuti, alterano i nostri ritmi circadiani rendendoci ansiosi, irritabili, con l’occhio alla sveglia che inesorabile scandisce il trascorrere del tempo. Leggi tutto “LUCE E BUIO, UN’ALTERNANZA CHE GIOVA ALLA NOSTRA SALUTE”

ENHANCERS: DISCOVERED A NEW APPROACH TO GENE THERAPY

 GlobulirossiFacilitatori: un nuovo approccio alla terapia genetica

sono una nuova prospettiva per il trattamento di diverse malattie legate ad una scarsa o difettosa produzione genica. Essi agiscono intervenendo sullo specifico programma cellulare. Un sistema di regolazione che agisce a diversi livelli (trascrizione, traduzione, post-traduzione). Ne sono manifestazioni i  cambiamenti della cromatina, la trascrizione, il processamento dell’RNA, il trasporto dell’RNA al citoplasma, la regolazione post trascrizionale (microRNA), la traduzione, il taglio proteolitico e le modificazioni chimiche delle proteine, la degradazione delle proteine. I ricercatori hanno trovato delle molecole che possono agire in tutte queste fasi riattivando/modulando processi genetici spenti/ipo- od iperattivi.

Applicazioni

La terapia scoperta potrebbe già essere attiva in alcune malattie diffuse nel bacino del Mediterraneo come la thalassemia o l’anemia falciforme. Molte altre malattie ematiche potrebbero però trarne giovamento.

Researchers have found a promising new method for gene therapy according to a new research from the Hubrecht Institute (De Laat group), Erasmus MC and Sanquin, published in the journal Blood.

The rearchers successfully restarted inactive genes by bringing them closer to genetic switches on the DNA called enhancers. The intermediate piece of DNA was cut out using CRISPR-Cas9 technology. This strategy opens up new possibilities for treating genetic diseases. The team specifically shows the technology’s potential for the treatment of sickle cell disease and beta-thalassemia, two genetic blood diseases. In these conditions, a faulty gene could potentially be compensated by reactivating a helpful but normally inactive one. This ‘delete-to-recruit’ method works by simply changing the spacing—without adding new genes or foreign elements.

The genes in our DNA carry instructions for making proteins, which perform a range of functions in our cells. But not all genes are active at all times. For instance, some proteins are only needed when specific nutrients need to be broken down. Others only carry out functions during embryonic development and are inactive later in life. For our cells to function properly, it is therefore important that gene activity is precisely regulated.

One way to do this is through enhancers: stretches of DNA capable of turning genes on, like a genetic switch.

Bringing it closer
Enhancers can be located next to the gene they control, but can also be far away on the DNA. “In this study, we discovered that it’s possible to activate a gene by bringing it closer to an enhancer,” says Anna-Karina Felder, one of the study’s first authors. Felder and her colleagues Sjoerd Tjalsma, Han Verhagen and Rezin Majied achieved this by using CRISPR-Cas9, a technology acting as molecular scissors that can be guided very precisely to cut the DNA. “We directed the scissors to cut out a piece of DNA between an enhancer and its gene, bringing them closer together,” Felder explains. “In adult cells, this successfully reactivated genes that are normally only active during embryonic development”. The team refers to this entirely new way of reactivating genes as ‘delete-to-recruit’.

Faulty hemoglobin
The new strategy offers hope for patients with sickle cell disease and beta-thalassemia. In these genetic blood diseases, the adult globin gene is broken. This causes the protein hemoglobin, responsible for carrying oxygen in our red blood cells, to not form properly. As a result, red blood cells are broken down too quickly and patients suffer serious lifelong symptoms such as anemia, fatigue and, eventually, organ damage. Blood transfusions are often necessary.

Restarting the backup engine
Delete-to-recruit technology could be used to treat these patients by harnessing the fetal globin gene. This gene is naturally active before birth, and part of the hemoglobin produced within the fetus. Once the child is born, it is switched off. “In people with sickle cell disease or beta-thalassemia, it’s the adult globin gene—the main engine that powers red blood cells—that is broken. But fetal globin is like a backup engine. By switching it back on, we can repower the red blood cells and possibly cure these patients,” Felder, one of the main author of research, said.

New possibilities
“While we’re still in the early stages, this research lays important groundwork for the development of new gene therapies,” Felder says. This goes beyond the scope of genetic blood diseases, as the new method could also be applied to other diseases where insufficient amounts of healthy proteins can be compensated by restarting a ‘backup engine gene’. The broader field of gene therapy could thus benefit from delete-to-recruit technology, because it uses a different approach than currently available therapies.

di Guido Francesco Guida

MANDORLE, UN TOCCASANA PER LA SALUTE

mandorle1Pubblicato un nuovo studio peer -reviewed su Nutrition Research condotto alla Oregon State University (USA) che dimostra i benefici dell’assunzione di mandorle nella sindrome metabolica detta anche sindrome X, da insulino-resistenza, o di Reaven.

Sindrome metabolica

mandorleLa sindrome metabolica è una condizione clinica caratterizzata dalla presenza di un cluster (aggregato) tipico delle nostre società. Coesistono infatti obesità centrale, dislipidemia, resistenza all’insulina, ipertensione arteriosa e disfunzione endoteliale (rivestimento interno dei vasi). Una molteplicità di fattori che, fra loro correlati, concorrono ad aumentare la possibilità di sviluppare diabete, malattie a carico dell’apparato cardio-circolatorio e, recentemente, disfunzione cognitiva e demenza.

La prevalenza della sindrome è molto variabile, in quanto dipende dall’età, dal gruppo etnico, dai vari gradi di obesità e dalla predisposizione genetica a sviluppare il diabete mellito di tipo 2. Nelle nazioni occidentali, quali l’Italia e gli Stati Uniti d’America, oltre il 35% degli ultracinquantenni ne soffre con una prevalenza nelle donne.

Era già noto che tale sindrome si giovasse del dimagramento, dell’attività fisica regolare e, soprattutto della dieta. Ma ci si chiedeva se esistessero alcuni alimenti particolarmente utili in questa condizione.

La dieta mediterranea (recentemente rivalutata a scopo anche preventivo ne contiene alcuni   https://www.italymagazine.eu/index.php/2025/05/30/la-nuova-piramide-alimentare-della-dieta-mediterranea/

Tra di essi la frutta secca e le mandorle in particolare.

Lo studio
Si tratta di un trial clinico randomizzato. I ricercatori hanno condotto un trial di 12 settimane in cui venivano confrontati 2 gruppi di persone (tra i 30 ed i 60 anni) con sindrome metabolica. Il primo gruppo (mandorle) ha ricevuto uno snack di 320 Calorie al giorno provenienti dalle mandorle (circa 45 di media taglia) mentre il gruppo di confronto ha assunto le stesse calorie da cracker.

I campioni di sangue valutati a 4 ed a 12 settimane hanno trovato nel gruppo mandorle un significativo aumento di vitamina E (nota per l’azione antiossidante), una riduzione del colesterolo totale, di quello LDL e della circonferenza dell’addome. Maggiore anche la presenza di fibre solubili, magnesio, rame, biotina, acidi grassi poliinsaturi ed il rapporto α-tocoferolo/colesterolo. Il consumo di mandorle ha anche migliorato i biomarker tipici di una buona barriera intestinale e di infiammazione locale (fecal calprotectina fecale e mieloperossidasi) in coloro i quali all’ingresso nello studio mostravano infiammazione intestinale. Peso corporeo e marker del metabolismo glucidico (glucosio, insulina), di infiammazione sistemica (plasma interleukina-6, PCR, proteine trasportatori di lipopolisaccaridi, CD14) e danno ossidativo (malondialdehyde) non si sono modificati dal consumo di mandorle. Forse per la brevità del tempo valutato.

Lo studio è stato condotto all’Oregon University (USA), pubblicato su Nutrition Research di luglio 2025 da Laura M. Beaver e colleghi e promosso da: The Almond Board of California, the National Institute of Food and Agriculture, the Oregon Agricultural Experiment Station and the National Institutes of Health.,

Le mandorle

mandorloGli effetti benefici delle mandorle sono noti da tempo. Esse, infatti, per la loro alta concentrazione di grassi monoinsaturi e polinsaturi, riducono i livelli di colesterolo LDL (cosiddetto cattivo), l’infiammazione e la sensibilità all’insulina. Inoltre, possono svolgere un ruolo nella gestione del peso in quanto la loro densità nutrizionale e il contenuto di fibre e proteine favoriscono la sazietà, aiutando così a ridurre l’apporto calorico complessivo (Dreher et al., 2017). Mandorle come spuntino inoltre migliorano la tolleranza all’esercizio fisico e riducono la percezione del dolore muscolare nei soggetti moderatamente in sovrappeso (Crisp et al., 2020).mandorle4

Ricordiamo però che sono un alimento altamente calorico (628 Cal/100gr) e che, quindi, non bisogna abusarne.

Il frutto

Le mandorle (Prunus dulcis) sono un alimento altamente benefico e versatile. A livello mondiale i maggiori produttori sono gli USA (la California in particolare). L’Italia, con 74.584 tonnellate, è al settimo posto. La Sicilia è la regione italiana che ne produce di più a livello nazionale (80%), con una coltivazione che avviene principalmente nel territorio agrigentino ed in Val di Noto, tra Siracusa e Ragusa.

produzionemandorle1La mappa dei Paesi produttori mostra poi un dato alquanto suggestivo: ad una ridotta produzione corrisponde una minore aspettativa di vita.

Conclusioni

Alla luce della letteratura e di questo studio “Benchè vi sia qualche problema riguardo all’allergia da mandorle (rara 0,2% e lo 0,5% popolazione n.d.r.) è facile raccomandarne uno snack soprattutto nei soggetti a rischio di malattie metaboliche” ha concluso Emily Ho una delle principali ricercatrici impegnate nello studio della Oregon State University.

 

di Guido Francesco Guida

LA NUOVA PIRAMIDE ALIMENTARE DELLA DIETA MEDITERRANEA

Aggiornamento sugli alimenti consigliati alla popolazione per godere di una buona salute e vivere più a lungo. In occasione del 45° congresso nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) che si svolge a Salerno dal 28 al 30 maggio 2025 è stata presentata una revisione della piramide alimentare elaborato dal gruppo di lavoro SINU.

scuolasalernitanaA tutti raccomando il rispettar la dieta … e chi lei non apprezza, quando sano mal regge e infermo non ben si cura” Questo già intorno all’anno 1000” era scritto nel  Regimen Sanitatis Salernitanum della Scuola Medica Salernitana.

Sono trascorsi più di mille anni e resta chiaramente noto nella comunità scientifica che la dieta è il singolo più significativo fattore di rischio per disabilità e morte prematura. Una corretta alimentazione può inoltre ridurre l’incidenza delle malattie croniche non trasmissibili, del diabete e di alcuni tipi di tumore (2013 Report on the state of US health, Devries S et al. Am J Med 2014;127 (9):804-806) ed è raccomandata come fondamento per la riduzione del rischio cardiovascolare in tutti i soggetti (Classe di raccomandazione I, livello di evidenza B,  ESC, CV disease prevention guidelines 2016). È raccomandato, inoltre, che tutti i soggetti normopeso mantengano il loro peso e che gli obesi e quelli in sovrappeso divengano normopeso o tendano a ridurlo per ridurre la pressione arteriosa, la dislipidemia, il rischio di sviluppare un diabete mellito tipo 2 e migliorino il loro profilo di rischio CV. (Classe di raccomandazione I, livello di evidenza A , ESC, CV disease prevention guidelines 2016).

Ma quale dieta?

Gli studi, condotti nei vari anni, a partire dal Framingham Heart study 1948, il MRFIT 1976, Seven Countries Study (1960-80) Monica (2001) ed EuroHeart I e II (2003-8, 2008-2013) hanno dimostrato che la dieta mediterranea è, in assoluto, tra le migliori al mondo nel garantire benessere fisico-psichico e longevità.

La dieta Mediterranea

Si tratta di una dieta basata sul consumo di alimenti originati da uno specifico territorio basata su cibi vegetali non raffinati come pane, pasta, legumi, olio d’oliva, frutta secca, vino rosso. Ad essi si aggiungono modesti consumi di alimenti di origine animale, soprattutto: pesce azzurro, carni magre (senza grasso visibile), latticini poco grassi (ricotta, mozzarella) Una dieta ricca di fibre ed anti-ossidanti quali i flavonoidi e polifenoli che diminuiscono la formazione di cancerogeni e riducono la capacità di proliferare delle cellule neoplastiche. E’ ormai noto e riconosciuto che dieta è anche e soprattutto uno stile di vita che comprende elementi sociali, paesaggistici, climatici, economici, idrogeologici.

La piramide alimentare

La piramide alimentare è stato lo strumento conoscitivo, creato da ricercatori medici, comunemente usato per promuovere la dieta mediterranea. Essa è caratterizzata da un’informazione più grafica e visuale che testuale (infografica), creata per informare ed educare, in modo facilmente comprensibile la popolazione ai principi di una sana alimentazione. Alla base si trovano alimenti da consumare giornalmente e, man mano che si va verso l’apice si trovano quelli da consumare occasionalmente.

piramide1992La prima, di un certo rilievo, venne realizzata nel 1992. Da allora se ne sono succedute diverse versioni fino a quella proposta oggi che presenta:

Alla base cereali, frutta, verdura e ortaggi. Sono alimenti da consumare a ogni pasto in quanto garantiscono un’alimentazione bilanciata che dovrà essere accompagnata da un importante consumo di acqua e dal condimento a base di olio d’oliva preferibilmente extravergine. Escluse le patate dalla lista delle verdure, nessun altro olio è ammesso. Presenti anche la pasta, il riso ed i cereali, purchè integrali, la  frutta secca, il pane (integrale), latte e yogurt, purchè bianco.

Salendo i gradini si incontrano i cibi da assumere con più moderazione, giornalmente, come formaggi, spezie, erbe aromatiche, aglio e cipolla, insieme a un bicchiere di vino. Altra novità è la divisione tra formaggi: quelli freschi sono preferibili a quelli stagionati, il cui consumo è da moderare.

Al livello intermedio sono collocati i prodotti da mangiare su base settimanale: carni bianche e rosse, pesce, uova e legumi.

Infine, al vertice della piramide troviamo i dolci, che dovrebbero essere assunti in piccole quantità e lasciati alle occasioni speciali. Il consumo di tè e caffè diventa discrezionale con moderazione. Su zucchero, sale ed alcool – rappresentato dal classico bicchiere di vino – appare la dicitura “meno è meglio”.

Per quanto riguardala distribuzione dei nutrienti: 60% è rappresentato da carboidrati (cereali e derivati integrali come pasta e pane), il 30% da grassi (fondamentalmente olio di oliva), il 10% da proteine (carni, pesci, uova, legumi, etc.). Utile un adeguato apporto di cibi freschi ricchi di vitamine e sali minerali.

piramidealimentare2025
Questo aggiornamento è il frutto di ricerche compiute negli ultimi anni sulla popolazione ed integra aspetti principalmente salutistici, ma anche ambientali, culturali, demografici ed economici.  I prodotti animali, in particolare quelli derivati da carni rosse e conservate, sono ridotti. Limitato a poche volte alla settimana è il consumo consigliato delle carni bianche e delle uova. Ulteriormente limitato è il consumo di zuccheri, in particolare semplici, sale ed alcool controllati in riferimento al legame ormai universamente riconosciuto con le malattie croniche non trasmissibili come le coronaropatie, l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito e l’obesità. Quest’ultima sempre più presente nelle classi d’età giovanili. Resta la triade mediterranea: ulivo, grano e vite.

2025 – NUOVA PIRAMIDE

Altri suggerimenti dietetici

poca carne e tanti vegetali: moderare la quantità di alimenti di origine animale, a favore invece di un abbondante consumo di cibi vegetali, come verdura, legumi e frutta. Per favorire l’assunzione di questi alimenti vegetali si consigliano ”insalatone” voluminose, ma leggere;
mangiare tanti vegetali: saziano con poche calorie e non appesantiscono;
meno cereali e più cibi a basso indice glicemico: il consiglio è quello di preferire i cereali integrali e di privilegiare gli alimenti a basso indice glicemico, come pasta, orzo, riso parboiled, rispetto a quelli con alto indice glicemico, come pane e patate;
sì, ai grassi “buoni ”: cercare di valorizzare quelli presenti nell’olio d’oliva (meglio se extra-vergine), nel pesce (meglio se azzurro) e nella frutta secca con guscio (come noci e pinoli);
sì, alle erbe aromatiche: insaporire ed esaltare gli aromi con abbondante uso di erbe aromatiche piuttosto che con intingoli complessi; oltre a esaltare i sapori, questi aromi potrebbero essere uno dei segreti per dimagrire mantenendo comunque un’alimentazione il più possibile saporita e varia;
mantenere un buon ritmo fame sazietà: cercate di mangiare il 20% delle calorie giornaliere a colazione, includendo lo spuntino di metà mattina, il 40% a pranzo, il 30-35% a cena e la parte rimanente ad un eventuale spuntino pomeridiano soprattutto nei giovani fisicamente molto attivi;
variare molto nelle scelte dei cibi e nella modalità di cottura: cercare di mangiare a settimana almeno 3-4 volte carne, 2-3 volte pesce, 2-3 volte formaggio, 2 volte uova e 1-2 volte salumi;
usare sale iodato: esso aiuta a prevenire o a correggere la carenza di iodio, molto diffusa in Italia. Non eccedete comunque nel suo utilizzo.
bere almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno: cercare di bere spesso e in piccole quantità. Limitare le bevande dolci;
dolci 2 volte alla settimana con moderazione: scegliendo però dolci semplici, come torte di mele e ciambelle casalinghe.

In considerazione anche alle ormai note evidenze di tipo socio-ambientale è consigliato anche il consumo di alimenti locali e stagionali. Scoraggiato il consumo di alimenti processati e conservati del commercio e lo sperpero di alimenti in eccesso. In definitiva possiamo dire che la nuova piramide offre una visione olistica della moderna dieta alimentare mediterranea, enfatizza scelte alimentari basate su alimenti vegetali e riduce quelli animali ed industrialmente processati. Essa è utile anche come strumento per attività didattiche e per campagne educative.  L’articolo scientifico è pubblicato sulla rivista “Nutr Metab Cardiovasc Disease “di febbraio 2025

Guido Francesco Guida

Una nuova sanità per i cittadini a partire dal territorio

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L’emergenza sanitaria del 2020 e 2021 ha messo in luce la debolezza della medicina territoriale che, pur se negata da circa un decennio, si è evidenziata con grande preoccupazione della nazione italiana tutta.

Il problema territorio

Era infatti noto, anche se sottaciuto da amministratori e media compiacenti, che le cause sono molteplici, stratificate e da ricercare anche tra i gestori. Sono, infatti, di tipo gestionale, burocratico, politico, ma anche epidemiologiche e sanitarie.

Burocratizzazione, perdita di competenze, isolamento operativo, eccessiva sindacalizzazione, medicina difensiva e ridotta empatia di fronte ad una utenza sempre più anziana, esigente ed afflitta da problemi prevalentemente cronici ha indirizzato i cittadini ad una visione sanitaria “ospedalocentrica” rendendo  evidenti i problemi anche nell’area ospedaliera. Abbiamo così assistito ai ben noti pronto soccorso perennemente intasati da file interminabili, ricoveri impropri, fenomeni di violenza. Ciò ha portato di conseguenza a fenomeni di insofferenza e di burn-out nei sanitari ospedalieri che, con scarsi incentivi economici e rischi sempre maggiori, hanno cercato vie alternative meno rischiose e più remunerative. Nel mezzo i cittadini che hanno vissuto un decadimento delle cure e della possibilità di accedervi. Nonostante la diffusa sofferenza di tutti, i costi della spesa sanitaria sono lievitati senza raggiungere la soddisfazione sia dei cittadini che dei gestori della sanità. Un panorama alquanto preoccupante che ha portato certa politica ad invocare, con facile demagogia, il semplice incremento della spesa sanitaria.

La cura

sanitaMa la soluzione era ben diversa: occorreva intervenire profondamente nei modelli gestionali alla ricerca di una medicina personalizzata, più organizzata e competente.  Più vicina ai cittadini i quali, da parte loro, dovrebbero partecipare attivamente con comportamenti sia di prevenzione che di cura consapevole ed attiva. E’ un cambio di paradigma: non più “ospedalocentrico”, ma di integrazione ospedale-territorio. Dove “un nuovo territorio” previene e tratta la maggior parte delle malattie e riserva agli ospedali, dialoganti con esso, i casi acuti e particolarmente complessi. Si sono quindi cercati modelli gestionali innovativi che potessero agire da filtro efficiente agli ospedali ridistribuendo l’impegno sanitario e garantendo una migliore soddisfazione ed efficienza dei servizi socio-sanitari.

L’occasione è nata dal PNNR nella missione-6 concretizzatasi nel DM 77/22 che ha definito l’architettura del nuovo progetto d’intervento. Una delle soluzioni più semplici, innovative ed adeguate allo sviluppo tecnologico della nostra società era comunque già nota da tempo e consisteva nell’adozione del fascicolo sanitario elettronico punto unico di condivisione e aggregazione delle informazioni rilevanti e di tutti i documenti sanitari e socio-sanitari generati dai vari attori del SSN e dei servizi socio-sanitari regionali. Un cassetto dove dovrebbe essere riposta tutta la nostra documentazione sanitaria, ma anche uno strumento per il controllo, la gestione e programmazione di una sanità quanto più personalizzata possibile ed aderente ai bisogni dei cittadini. Per la sua adozione si sono sprecati fiumi di parole ed inchiostro. Le prime linee guida nazionali risalgono, infatti, al 10-02-11 (Conferenza Stato – Regioni, ministro F. Fazio) e già dal 2012 in successione i Governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi si sarebbero prefissati l’obiettivo di attivarlo.

Ma dobbiamo arrivare alle ultime Linee guida (GU Serie Generale n.160 del 11-07-2022) ed al DECRETO del 7 settembre 2023 (FSE 2.0) affinchè, a seguito del DM 77/22, si sia potuto cominciare a vederne l’attivazione pur se a macchia di leopardo. Il problema è legato alla volontà politico-sindacale di coloro i quali dovrebbero alimentarlo condizionata da interventi economici.

Cosa prevede la nuova medicina del territorio

Le strutture funzionali ed organizzative di seguito illustrate sono alla base del nuovo modello volto anche ad evitare ricoveri impropri e dovrebbero essere tradotte in pratica entro il 2026.

  • Ospedali di Comunità
    Strutture sanitarie con 20 posti letto che offrono assistenza sanitaria a bassa intensità assistenziale finalizzati sia alla presa in carico dei pazienti con patologie croniche o fragilità.
  • Case della Comunità
    Strutture aperte 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, che offrono servizi sanitari e socio-sanitari di prossimità alla popolazione che dovranno realizzarsi ogni 40-50mila abitanti, cioè almeno 1.350 a livello nazionale.
  • Centrale Operativa 116117
    Numero Europeo Armonizzato – NEA per le cure mediche non urgenti: è il servizio telefonico gratuito a disposizione di tutta la popolazione, 24 ore al giorno tutti i giorni, da contattare per ogni esigenza sanitaria e sociosanitaria a bassa intensità assistenziale.
  • Centrali Operative Territoriali (COT)
    Strutture – delle quali è prevista la realizzazione di almeno 600 unità – che svolgono una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti al fine di assicurare continuità, accessibilità ed integrazione dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria. Servono a garantire l’accesso ai servizi sanitari in modo tempestivo e appropriato, ridurre i tempi di attesa e migliorare la qualità dei servizi sanitari offerti ai pazienti.
  • Unità di Continuità Assistenziale (UCA)
    Una ogni 100.000 abitanti, sono costituite da un’équipe sanitaria mobile distrettuale in grado di  garantire l’assistenza medica domiciliare e la temporanea presa in carico di pazienti o comunità, in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità, che non possono recarsi presso gli ambulatori medici.
  • Assistenza Domiciliare Integrata (ADI)
    È un servizio sanitario già presente in passato, ma spesso sottodimensionato in termini di risorse umane. L’ADI dovrà garantire l’assistenza domiciliare integrata a pazienti che necessitano di cure mediche ed infermieristiche caratterizzate da un livello di intensità e complessità assistenziale variabile nell’ambito di specifici percorsi di cura e di un piano personalizzato di assistenza
  • Rete delle cure Palliative

È costituita da servizi e strutture in grado di garantire la presa in carico globale dell’assistito e del suo nucleo familiare, in ambito ospedaliero, con l’attività di consulenza nelle U.O., ambulatoriale, domiciliare e in hospice.  Le cure palliative sono rivolte a malati di qualunque età e non sono prerogativa della fase terminale della malattia in quanto possono affiancarsi alle cure attive fin dalle fasi precoci della malattia cronico-degenerativa, controllare i sintomi durante le diverse evoluzioni della malattia, prevenendo o attenuando gli effetti del declino funzionale

Per tale organizzazione è anche prevista una nuova figura professionale già presente in altre nazioni: l’infermiere di Famiglia e Comunità (IFC).  Si tratta di una figura professionale che assicurerà l’assistenza infermieristica ai diversi livelli di complessità in collaborazione con tutti i professionisti presenti nella comunità. Sarà previsto uno ogni 3.000 abitanti e dovrà divenire la figura di riferimento dei processi infermieristici in ambito familiare e di comunità. Sarà portatore di conoscenze e competenze specialistiche nelle cure primarie e sanità pubblica e dovrà possedere delle competenze digitali che consentano di utilizzare al meglio i sistemi e i dispositivi messi a disposizione dall’organizzazione per garantire la miglior efficienza nello scambio delle informazioni tra tutti i soggetti coinvolti nel processo di cura.

sanita3Come già detto elementi fondamentali per la realizzazione del nuovo progetto di assistenza saranno la piena attuazione del fascicolo Sanitario Elettronico e la telemedicina. Quest’ultima con finalità preventive diagnostiche terapeutiche e riabilitative. Sono previsti, nell’ambito del telecontrollo e teleconsulto: televisita, teleconsulenza medico-sanitaria, teleassistenza, telemonitoraggio.

Questa organizzazione non sarà possibile se, come già detto, non prevederà anche la partecipazione dei pazienti con un nuovo ruolo di advocacy ovvero di quel processo civile con cui i cittadini cercano di dare appoggio ad una politica socio-sanitaria, economica e legislativa volta ad influenzare la distribuzione delle risorse umane e monetarie presenti. In questo quadro, infatti, il Decreto Ministeriale riconosce un ruolo fondamentale alle associazioni dei pazienti, che saranno coinvolte nei processi decisionali e di controllo nel campo delle Case della Comunità. Essi dovranno infatti co-progettare i servizi, partecipare alla programmazione e seguire la realizzazione, monitorando anche le attività promosse. Una novità che offre opportunità mai avute in precedenza, ma carica anche di responsabilità per i rappresentanti dei pazienti.

Problemi in corso d’opera:

Soprattutto i tempi legati alla realizzazione/riconversione degli edifici ed il reperimento di qualificate risorse umane. In atto, ad esempio, è presente una diatriba sulla posizione giuridica contrattuale dei medici di famiglia che il Ministero preferirebbe a regime contrattuale di dipendenza.  Fnomceo, Smi e Fimmg, Cgil ed ENPAM sono contrari, favorevole Fp Cgil Medici di Medicina Generale. Pensiamo, comunque, che alla fine si arriverà ad un compromesso poiché già nell’ultimo contratto di convenzione con il SSN, firmato nel 2024, c’erano gli strumenti per definire la partecipazione oraria dei medici di famiglia nelle Case della salute.

Anche se, come sempre a tutti i livelli amministrativi, salari differenziati ed incentivi meritocratici sarebbero la soluzione per creare maggiore efficienza.

Un percorso nuovo che dovrà necessariamente essere attivato dagli attori sanitari ed amministrativi, ma che dovrà essere anche conosciuto dai cittadini. E’ per questo motivo che sarà fondamentale una buona comunicazione a tutti i livelli, ma anche la realizzazione di corsi e di Interventi mass-mediatici per diffondere il nuovo messaggio e creare la nuova figura del paziente e del caregiver informato. Compito, quest’ultimo, che dovrà essere svolto da istituzioni ed associazioni qualificate e non dalla consultazione spesso fallace della Rete.

di Guido Francesco Guida

SETTIMANA DELLA CUCINA ITALIANA IN TEXAS

Salute, benessere, gusto e tradizione al centro delle iniziative in programma per la Settimana della cucina italiana in Texascucinaitaliana

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Il Consolato Generale a Houston ha organizzato il 20 novembre 2024, una serata speciale dedicata ai benefici della dieta mediterranea, con un focus sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari e gastrointestinali.
L’evento al The ION (4201 Main Street Houston, TX 77002) ha visto la partecipazione di due illustri medici italiani, il Professor Luigi Ricciardiello, esperto di gastroenterologia presso il Dipartimento di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione dello UT MD Anderson Cancer Center, e il Professor Angelo Nascimbene, Professore associato presso il Center for Advanced Cardiopulmonary Therapies and Transplantation at UT Health Houston. I relatori hanno parlato del ruolo della dieta mediterranea nel prevenire e curare le principali malattie croniche trasmissibili come quelle cardiovascolari e metaboliche.

Ricordiamo che la nuova dieta mediterranea, aggiornata sulle nuove acquisizioni scientifiche, cerca di ovviare alla diffusione delle diete americane da fast food non proprio salutari che fanno riferimento all’ormai vecchia proposta dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense. La nuova piramide alimentare si fonda su due concetti chiave: da un lato che non tutti i grassi hanno le stesse valenze nutrizionali, e dall’altro che la classica differenziazione tra carboidrati semplici e carboidrati complessi, in voga da parecchi decenni, non è più adeguata per permettere ai consumatori di selezionare gli alimenti. Non tutti i grassi hanno la stessa valenza nutrizionale.  Solo i grassi saturi (per lo più di origine animale, come il burro), debbono essere particolarmente limitati. Infatti, i grassi di origine vegetale (soprattutto l’olio di oliva, meglio se extra-vergine) vanno collocati verso la base della piramide, con un’indicazione specifica che suggerisce quindi di consumarli tutti i giorni. Si realizza così una nuova piramide alimentare  dove ii cibi alla base sono quelli che si possono utilizzare quotidianamente, mentre quelli al vertice sono quelli che è meglio limitare e consumare su base settimanale.  Tiziana Triolo, della Cook 2 Learn Academy, ha offerto ai presenti l’opportunità di scoprire e imparare a preparare piatti tipici della tradizione mediterranea. L’evento si è concluso  con un aperitivo italiano, durante il quale si sono gustati piatti autentici e si è partecipato a momenti di condivisione di esperienze alimentari e di vita dalle origini italiani.

Il 20 novembre, ad Austin, il Dipartimento di Francese e Italiano dell’Università del Texas ha presentato  “La dolcezza della tradizione”, un evento che riunisce due imprenditori italiani che, mantenendo vive le tradizioni culinarie italiane negli Stati Uniti, riflettono sulla sostenibilità e sulla cultura gastronomica.Dalle 16.00, nell’Auditorium Jessen della University of Texas at Austin sono intervenuti la pasticciera Silvia Zolfanelli e il gelataio Marco Silvestrini che hanno condiviso  le loro esperienze personali e le riflessioni sulla preservazione delle tradizioni culinarie italiane, con un focus sull’importanza culturale del loro mestiere. L’evento ha offerto  anche l’opportunità di assaporare alcuni dei loro prodotti, tra cui dolci e gelato.

Ricordiamo infine che il 16 Novembre 2010, l’UNESCO ha iscritto la Dfruttaieta mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, su proposta di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, definendola “un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni, che vanno dal paesaggio alla tavola”

Attenzione quindi alle etichette alimentari, all’origine dei cibi ed al modo con cui i cibi vengono confezionati e proposti agli utenti.

Guido Francesco Guida

Di nuovo in campo il generale Vannacci con “Il Coraggio Vince”. Un impegno per l’Italia, ma anche per l’Europa

Anche “Il Coraggio vince”, secondo libro del generale Roberto Vannacci, non passa inosservato.  Noi lo abbiamo letto. Si tratta di un volume autobiografico che narra, con assoluta confidenza e sincerità, la sua storia, la propria esperienza di vita e della sua famiglia per così svelarci, come sono maturate le osservazioni socio politiche esplicitate nel primo libro “Il mondo al Contrario”.  Un volume, quest’ultimo, balzato, alcuni mesi fa, in cima alle vendite nazionali e che tanto scalpore ha suscitato. Apprezzato da tanti, aspramente criticato dal mainstream e dai sostenitori di quella visione politica che, per circa quarant’anni,  ha governato l’Italia cercando di egemonizzare i costumi e le idee.  vannacci1

Anche questa volta si tratta di un libro “al contrario” che ci racconta un’esperienza in cui si riconoscono molti di coloro i quali si sono impegnati, hanno studiato e lavorato cercando di raggiungere, anche con fortune alterne, gli obiettivi che si erano prefissati da giovani. Il tutto nel rispetto di ideali e valori che i propri genitori avevano loro inculcato sapendo che nella vita nulla ti è dato “gratuitamente” e che studi, competenza, lavoro e posizione sociale sono il frutto di sacrifici e rinunce.

Ma tornando al nostro Vannacci leggendo le sue pagine di vita ci accorgiamo di una vita straordinaria non inquinata dai cambiamenti ideologici imposti alla nostra società in questi ultimi decenni.  Una esperienza di vita vissuta sempre al limite dell’impegno con caparbietà e coraggio. Sempre presente, da militare, al giuramento fatto, ma anche a stesso e alla sua famiglia. Animato da senso del dovere, spirito di sacrificio e voglia di progredire.

Una vita da incursore, sfrontato ed irriverente verso il pericolo, in quanto sa che “se una cosa è impossibile un incursore può farla” e non importa se venga fatta in Somalia,  Yemen, Bosnia, l’Iraq o Afganistan. Tutti Paesi in cui Vannacci si è speso con coraggio ed impegno portando a casa esperienze che lo hanno maturato nelle proprie convinzioni e valori.

E, nella trama del suo libro, Vannacci, da abile interprete della nostra società, alterna episodi legati alla storia della sua vita a quelli del mondo della comunicazione. Popolato da giornali spesso parolai, partigiani e sensazionalistici votati ad una rappresentanza di casta. Talk show televisivi dove le interviste nascono e si muovono sulla battuta, sull’applauso estemporaneo, spesso su una rappresentazione fatua. Avulsa dalla vita reale fatta di rischi e conflitti veri. Protagonisti ed antagonisti da “infotainment” che ormai animano le nostre serate spesso dandoci l’illusione che tutto possa essere dileggiato e disprezzato basandosi sui mutevoli umori dell’opinione pubblica, del sondaggio o degli interessi più o meno nascosti di quella o questa organizzazione. Sì perché ormai l’uomo, la Nazione contano poco, sono le “organizzazioni europee” ed internazionali che, allineate al “pensiero progressista”, debbono indicarci la strada. Le parole d’ordine sono: eco green, diritti ed accoglienza indiscriminata, riscaldamento globale, resilienza, migrazione ineluttabile dei corpi e delle identità. Non che alcune osservazioni non siano vere, ma quando vengono travisate ed utilizzate a fini ideologici perdono purtroppo anche le basi iniziali ed allora andrebbero riviste, storicizzate e contestualizzate per contribuire ad una vera crescita della società.

In altre parole una vita descritta nel libro che ha fatto del merito la propria bandiera. Ma in Italia, dal ’68 esiste una crociata contro il merito. Contro l’art. 36 della Costituzione italiana ”I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” mentre al contrario  hanno prevalso il familismo sociale e politico che hanno innescato quel circolo vizioso del demerito che, ammantato da buonismo, inclusione ed accoglienza incondizionata ci ha fatto perdere produttività e ricchezza economica e morale a favore di clientelismo e debito pubblico e sociale. questo sì un vero fardello per chi verrà dopo!

Infatti contro i libri di Vannacci hanno subito alzato la voce i soliti noti radical chic poiché sarebbero espressione di mancanza di profondità, di una scrittura piuttosto elementare con un’epica familiare stucchevole, di stili di vita archiviati anzi socialmente sanzionabili, espressione di cose denigrabili tipiche del conservatorismo identitario, di nazionalismo.  Espressione di quei valori abbandonati dalla società forse anche perché responsabili ed onerosi e, conseguentemente, tacciati di essere retrogradi ed incompatibili con pretestuosi diritti umani.  Il tutto mentre i soliti lanzichenecchi scendono in piazza invocando libertà di protesta, ma pretendono di non far parlare gli altri. Contro le forze dell’ordine che di fronte alla violenza fisica dovrebbero chinare il capo altrimenti vanno etichettati come  servi del regime.

E noi italiani? Noi che, a seguito di tutta una serie di concessioni e norme volute in questi ultimi 30/40 anni dai nostri governi, abbiamo abdicato alla nostra storia, al nostro passato non avremmo più alcun valore, saremmo uno sfacelo se non ci avessero salvato e dettato i nuovi comandamenti da rispettare. Nel nostro supremo interesse. E nessuno è autorizzato a contrariare il percorso “salvifico”, anzi sarebbe un sacrilegio metterlo in dubbio! Ci hanno salvato o vorrebbero salvarci dal collasso economico, dal riscaldamento o dalla glaciazione globale, dagli autocrati, dal COVID-19 e da tutte le epidemie a venire. Il tutto attraverso ideologie politiche fallimentari ripetutamente bocciate dalla storia in quanto gabbie per la mente e lo spirito sia dei singoli che delle collettività in un’Italia dove i propri cittadini, campioni di resilienza, dovrebbero essere ridotti alla obbedienza, per divenire terra di passaggio e di doverosa accoglienza, senza nulla chiedere e pretendere.

In questi ultimi giorni abbiamo appreso che il generale Vannacci si candiderà alle elezioni europee come indipendente nelle file della Lega. E’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso.  L’informazione consapevole è partita a razzo per denigrarlo. Non ultime le frasi travisate sulle classi differenziate per i disabili in base alle loro capacità. Il generale ha poi chiarito dicendo che intendeva con la sua osservazione fornire maggiore supporto sia ai diversamente abili che ai supposti normali che spesso si adagiano nella confusione totale.

La scuola non è una associazione di mutuo soccorso , ma dovrebbe tornare, come succede nelle altre nazioni occidentali, ad insegnare cultura e competenze ed a foggiare talenti per competere con gli altri, a crescere ed a dare il proprio contributo soprattutto ai propri concittadini. senza mai dimenticare il bisogno, la sofferenza e la solidarietà. Ed il merito dovrebbe essere il vero ascensore sociale garantito indipendentemente dalla propria estrazione sociale. La cosiddetta inclusione senza impegno e merito è una parola vuota. Una parola che abbassa l’asticella della competenza e del coraggio. Occorre cambiare una scuola che purtroppo sforna spesso analfabeti di ritorno con livelli qualitativi ridicoli e che si basa esclusivamente sui numeri e sulla facilitazione degli studi. Occorre invece più impegno e meccanismi strutturali volti a sostenere economicamente i ragazzi capaci e meritevoli soprattutto dei ceti popolari e svantaggiati. Questa è la vera prospettiva se si vuole tornare ad essere protagonisti e competitivi nel mondo. Invidia sociale e vittimismo vanno sostituiti dall’impegno e dal coraggio che trasformano la competizione in collaborazione e l’invidia in ammirazione. E una società libera ha bisogno di persone capaci e meritevoli per crescere ed attenuare i condizionamenti dell’origine sociale.

Questo il percorso che dai libri di Vannacci prende corpo per una vera matura politica identitaria e, certamente, abbastanza controcorrente.

Coraggio generale continui con il suo impegno a fare l’incursore anche in Europa. Ce n’è tanto bisogno!

di Guido Francesco Guida

PER UNA NUOVA SANITA’ …

Le linee guida sono divenute il vangelo della moderna sanità. In tutte le sue fasi: dalla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione. Anche le strutture fisiche ed organizzative vi soggiacciono. Lo vuole l’Europa è il mantra ed il PNNR resiliente ed inclusivo è il piano d’intervento. Risolve tutto, soprattutto nella gestione del territorio, il grande assente nell’ultima pandemia. Certamente con la più o meno velata complicità dei governi sanitari che l’hanno gestita. Le linee guida recitavano: tachipirina, vigile attesa e perfino sanzioni per i sanitari disobbedienti. Quelli che cercavano di arginare l’abbandono dei pazienti. Il refrein ha fatto scuola e si è istituzionalizzato.

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Finita la pandemia, da tempo invece l’accento si pone sulle “liste di attesa” responsabili di tutti i mali. Paginate di giornali. Commissioni ridondanti. Senza che ci si chieda cosa riguardino tali prestazioni. In attesa come dei molossi, se siano appropriate (diversi studi ne evidenziano un 40% inutili) e, quindi, se meritino di  essere espletate. Poi subentra la logica, ormai divenuta imperante, che di fronte ad un problema non si cerca di intervenire sulla fonte del problema, ma si pensa che la soluzione sia quella di aumentare le risorse fisiche ed umane. E, se non basta, si fanno venire dall’estero. Così tutto si risolverà. Poco importa l’efficienza.  Sindacati, forze politiche e stampa saranno soddisfatti.  L’importante è non creare conflitti altrimenti il consenso si attenua. Anche se fortunatamente, in quest’ultimo anno, sembra che l’approccio sia stato più ragionevole. Si è fatta un’analisi dei bisogni di salute. A parere di molti sottovalutata. Si è passati alla realizzazione di progetti che comprendono; case della comunità (i vecchi PTA che poco funzionavano ed a cui è stato cambiato il nome), ospedali di comunità e centrali operative territoriali (COT).

Ma torniamo alle linee guida.

Le linee guida sono veramente state una rivoluzione nell’approccio alla salute. Negli anni ’70 si è passati dal soggettivo e fallace ipse dixit (l’ha detto quel medico, quel barone, quel primario e quindi è giusto) alle carismatiche linee guida. Documenti di consenso che nascono con l’obiettivo di guidare le decisioni ed i criteri relativi alla diagnosi, gestione e trattamento di una certa condizione clinica. Giusto e ragionevole tale passaggio che tenta di porre in primo piano la ricerca, le novità, il dubbio, il lavorio costante e controverso della medicina e delle scienze in generale. La tesi e l’antitesi, di hegeliana memoria, che cercano una sintesi attraverso il costante vaglio della prova, dell’esperienza galileiana. Giungendo ad una sintesi – temporanea – che dovrà essere sottoposta all’esame della pratica clinica per valutarne l’efficacia attraverso studi trasversali, longitudinali, trial clinici randomizzati sperimentali. Ma va sempre così? Chi fa parte del panel che definisce tali linee guida? Panel che dovrebbero essere assolutamente obbiettivo e  privo di conflitti di interessi. Certamente medici/chirurghi competenti ed illuminati, biologi, professionisti sanitari, statistici. Ma questo è sufficiente?

Il ruolo del paziente

Quale è  il ruolo e la presenza del paziente e delle associazioni del terzo settore che lo rappresentano?
Sul tema, invero, è da tempo in corso,  anche sulle maggiori riviste mediche internazionali,  un grande dibattito. Soprattutto su due importanti temi:
– Ancora poca trasparenza tra i partecipanti alla stesura delle linee guida;
– Il vantaggio di includere preferenze ed esperienze dei pazienti anche tramite associazioni che li rappresentano per migliorare le linee guida cliniche.
Il primo tema merita un approccio molto documentato e che comunque va  affrontato a parte ed in diverse sedi. Qui ci soffermiamo brevemente sul secondo tema.
Includere i pazienti non significa che debbano essere loro sottoposti rilevanti temi scientifici, ma piuttosto che un nuovo bagaglio di evidenze qualitative soggettive potrebbe aiutare gli autori ad identificare particolari condizioni e ad considerare specifiche raccomandazioni. Soltanto così, infatti, le linee guida potranno diventare più informate, accettate e ricche di specifici contenuti aderenti alla realtà.
Quest’ultimo elemento è anche la base di uno dei maggiori temi nella Sanità delle nazioni più evolute e  che viene definito come Value-Based Healthcare (VBH). Un sistema che, a parole, è propugnato anche dal famoso PNRR e che è basato sul rapporto tra il benessere reale delle persone ed i costi sostenuti nel ciclo di cura. È l’assistenza basata sulla persona (Patient centered care) che richiede di considerare in primis le determinanti che portano all’attribuzione di valore da parte del paziente.
Infatti in questo ambito è noto:
– che il valore attribuito dal paziente è spesso diverso rispetto a quello attribuito dai portatori di interesse nell’azienda salute (stakeholder);
– che, checche’ se ne dica, non tutti i pazienti ricevono lo stesso trattamento per la stessa malattia sia per determinanti oggettive (genere, razza, origini culturali e sociali) che soggettive, perché spesso i pazienti (e le loro famiglie) vogliono essere trattati in base alle loro preferenze;
– che la qualità della cura data in termini di outcome (risultato) per i pazienti differisce molto in rapporto alla sede geografica ed alla struttura in cui viene praticata;
– che la mancanza di standard di qualità affidabili e di obiettivi nazionali rende difficili le valutazioni ed i confronti tra i diversi nuclei di cura;
– Infine che se in campo medico, il significato attribuito alla qualità dipende dalle capacità del medico, dai risultati del laboratorio o dalla performance chirurgica, da parte del paziente l’attribuzione di valore viene dato spesso da una buona e comprensibile comunicazione, dalla lunghezza dell’attesa, dalla gentilezza del medico, dalla presenza di eventi avversi nelle terapie e ultimo, ma non meno importante, dalla presenza di facilities nella struttura, non ultima la bontà del caffè servito.

Conseguentemente la percezione del valore attribuito dal medico può grandemente differire da quella del paziente con serie ricadute non solo sulla “patient satisfaction”, ma anche sugli outcome clinici.
Questo incide profondamente sulla tenuta dello stesso SSN dove ancora la soggettività e l’appartenenza la fa da padrona. L’invecchiamento della popolazione, il peggioramento delle determinanti sociali della salute, le maggiori aspettative dei pazienti, l’alto costo dei nuovi trattamenti, il danno derivante dal crescente inquinamento ambientale, contribuiscono ad una crescente richiesta di salute che tarda ad essere soddisfatta e che spesso non trova adeguate risposte.
Allora oltre ai COT, alle case ed agli ospedali di comunità, che ben venga anche la presenza dei pazienti, dei familiari e delle associazioni dei pazienti per suggerire, orientare e valutare nella definizione non solo delle linee guida, ma anche nella declinazione nella pratica delle stesse. E ciò a livello regionale, di ospedale e di ASP. Solo così  otterremo un’assistenza medica sicura, efficace, tempestiva e partecipata da chi la riceve. È questo il nostro auspicio e quello di una categoria sociale a cui prima o poi tutti apparterremo: i pazienti.

di Guido Francesco Guida

Musica a Palermo per Natale

Le chiese di Palermo ospiteranno diversi concerti per celebrare il Natale 2023.palermonatale

Il primo si svolgerà  mercoledì  27 dicembre alle 19.00 nella monumentale chiesa di San Francesco Di Paola ad opera dei Monesis duo. Il duetto è formato dal fisarmonicista Giuseppe Mazzara e dalla sassofonista Giorgia Grutta: due caratteri e strumenti differenti, quasi opposti, ma che grazie alle loro caratteristiche timbriche si sposano perfettamente per un viaggio dalla musica classica al tango, attraverso Vivaldi, Corelli, Bach, Silvio Zalambani, Andrea Ferrante, Gorka Hermosa e l’amato Piazzolla. Mazzara e Grutta sono insegnanti in istituzioni ad indirizzo musicale e si stanno specializzando, frequentando il biennio di musica da camera, al Conservatorio di Trapani.

Il secondo si svolgerà giovedì 28 dicembre nella chiesa della Pietà alla Kalsa e accoglierà il MeraKi Quartet, formato da giovani musicisti che fanno parte dell’Istituto Pagoto di Erice, la flautista Giusy Pellegrino, dalla pianista Giovanna Mirrione, dal violoncellista Ceo Toscano e dal chitarrista Antonino Veneroso. Musiche di Piazzolla, Rachmaninov, Ortolano,  Foderà, Toscano,Tarrega e Villa-Lobos.

Gli altri, secondo il calendario sotto indicato, saranno del “Trio Trinidad en Vivo”, del “Duo AltoPiano”, di “Giacomo Candela” Brass Ensemble, de “I seiottavi”, di “Albisiphon Ensemble”, di “Sicily Ensemble” e di dell’Orchestra di fiati trapanese Fe.Ba.Si..

Promotore della rassegna è il Rotary Club Palermo Est, a cui si uniscono Lions, Inner Wheel, Soroptimist, con Zonta, Volo, Ande, Fidapa, Zyz, FAMP, ex Allievi del Gonzaga, Ordine Dinastici di Casa Savoia e il Conservatorio Scarlatti ed altre associazioni cittadine, con il sostegno dell’Assessorato comunale alla Cultura su indicazione diretta dell’assessore Giampiero Cannella, e il contributo della Settimana delle Culture, di Fanaleartearchitettura, Spazio Cultura, di I.D.E.A. Hub e il sostegno dell’Accademia Musicale Siciliana. La manifestazione è organizzata dal direttore Gaetano Colajanni.

A tutti buon ascolto!

IL PROGRAMMA

Martedì 26 dicembre ore 20 | Cattedrale di Palermo

Direttore  Gaetano Colajanni

Violini solisti: Gianni e Manuel Burriesci

Mercoledì 27 dicembre  ore 19 | Chiesa San Francesco di Paola

Monesis Duo DuoMonesis

Giuseppe Mazzara (fisarmonica) e Giorgia Grutta (sax soprano)

Giovedì 28 dicembre  ore 19 | Chiesa della Pietà alla Kalsa

MeraKi Quartet meraki

Giusy Pellegrino (flauto), Giovanna Mirrione (piano),

Ceo Toscano (violoncello) e Antonino Veneroso (chitarra)

Venerdì 29 dicembre ore 19 | Chiesa Santa Teresa alla Kalsa

Trio Trinidad en Vivo

Angelo Accardi (chitarra), Samuel Davì (tromba) Guna Cammalleri (percussioni)

Sabato 30 dicembre  ore 19 | Chiesa della Concezione al Capo

DUO AltoPiano

Salvatore Giuliano (viola) e Adriana Biondolillo (pianoforte)

Martedì 2 gennaio ore 19 | Chiesa Sant’Anna la Misericordia

“Giacomo Candela” Brass Ensemble

Mercoledì 3 gennaio ore 19 | chiesa di Casa Professa

I SeiOttavi

Germana Di Cara, soprano; Alice Sparti, mezzosoprano; Giulia Fassari, contralto; Ignazio Catanzaro e Ernesto Marciante, tenori; Vincenzo Gannuscio, baritono; Massimo Sigillò Massara

Giovedì 4 gennaio ore 19 | Chiesa San Giuseppe dei Teatini

Albisiphon Ensemble

Carmen Maggiore, soprano; Mario Scirè, chitarra; Giuseppe Balbi, clarinetto;

Salvatore Buetto, Fabio Faia, Luca Roccaro e Salvatore Saladino, flauti; Guido Maduli, chitarra elettrica

Venerdì 5 gennaio ore 19 | Chiesa della Gancia

Sicily Ensemble diretto da Franco Foderà

Giovanna Mirrrione (pianoforte); Daniele Collura ( fisarmonica); Antonella Scalia (violino);

Federico Caleca (viola); Francesca Fundarò (violoncello); Giuseppe Adamo (chitarra);

Alessio Greco (basso/chitarra); Andrea Sortino (flauto); Nicoletta Bellotti (voce solista)

Presentazione a cura di Giacomo Rodriquenz

Sabato 6 gennaio alle 19.30 | Chiesa di San Domenico

Orchestra di fiati trapanese Fe.Ba.Si

diretta da Rosario Rosa/ Nicolò Scavone

Solista Franco Foderà (pianoforte)

di Guido Francesco Guida